.

"Hana wa sakura gi
Hito wa bushi"

"Il fiore per eccellenza è il ciliegio
l'uomo per eccellenza è il guerriero"

(Proverbio Giapponese)

artimarziali


Diario


4 settembre 2007

Il seppuku

 

Chiamato anche volgarmente hara-kiri = ventre-taglio, era il modo più onorevole che il samurai aveva per togliersi la vita ed era la dimostrazione finale del suo coraggio. Questo rituale era considerato un privilegio riservato solamente ai samurai i quali avevano padronanza assoluta del proprio destino. Non si conoscono le radici del seppuku, le occasioni per praticarlo erano:

  • Per seguire anche nell'aldilà il proprio Signore
  • Per evitare di  essere catturato dal nemico in caso di sconfitta
  • Per contestare e fare cambiare una decisione presa da un Signore
  • Come sentenza emanata dall'autorità
  • Per colpe commesse verso un superiore

Per comprendere il seppuku bisogna tornare allo studio dello zen praticato dai samurai, secondo lo zen la morte e la vita erano sullo stesso piano e quindi l'atteggiamento del giapponese deve essere positivo per entrambi gli aspetti
In Giappone la morte viene indicata con vari termini:
- yamagakuru= ritirarsi sulla montagna
- kumogakuru= sparire nelle nuvole
- iwatagakuru= addentrarsi nella grotta
Per l'Hagakure Bushido significa morte e il guerriero deve pensarci continuamente, sia alla mattina quando si alza che la sera prima di dormire, in questo modo la sua mente sarà preparata.

Il seppuku era contemplato nel bushido come metodo per evitare il disonore. Nel XVII secolo furono introdotte regole rigide nel seppuku, che lo trasformarono in un vero e proprio rituale. In Giappone il ventre hara, veniva considerato il centro dell'individuo, sede delle emozioni, della volontà, centro fisico e spirituale, quindi compiere hara-kiri significava uccidere completamente l'uomo.

Come si svolgeva

Quando le circostanze lo permettevano il seppuku veniva preceduto da un bagno purificatore e da un banchetto offerto agli amici dove il samurai dimostrava rilassatezza, serenità e autocontrollo.
Alcune volte si scrivevano persino brevi poesie e versi (haiku) che descrivevano lo stato d'animo e davano l'addio alla vita.
Seduto su un panno bianco (o su un cuscino) il samurai si squarcia il ventre (hara) con un movimento da sinistra verso destra e se ce la faceva risaliva verso l'alto (jumonji), per dimostrare la ferrea volontà di morire, l'arma utilizzata è la spada piccola wakizashi o il pugnale ko-ga-tana. Nella fase culminante del rituale, se il samurai non moriva e soffriva ancora dopo lo squarcio infertosi, un aiutante (kaishakunin), solitamente il migliore amico, posizionato alle sue spalle, gli tagliava la testa con un taglio netto di katana, per abbreviargli la sofferenza.

E le donne, facevano seppuku ? Il seppuku delle donne era molto differente: si suicidavano recidendosi l'arteria carotidea (del collo) con un pugnale (kaiken).




permalink | inviato da karateboy il 4/9/2007 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2007

Campionati del mondo WTKA 2007




Campionati del Mondo WTKA Open di Kickboxing Karate ed All Styles che si svolgeranno dal 17 al 21 ottobre 2007 a Marina di Carrara (MS) presso il complesso fieristico “Carrarafiere”.
I Campionati sono Open, ossia aperti a tutti coloro che vorranno parteciparvi, provenienti da qualsiasi Federazione, Club, Associazione o Ente di Promozione Sportiva.

I Campionati sono organizzati con l’ente di promozione sportiva ENDAS e con il patrocinio del CONI di Massa Carrara.

KICKBOXING (specialità):

  • SEMI CONTACT
  • LIGHT CONTACT
  • KICK LIGHT
  • FULL CONTACT
  • LOW KICK
  • MUAY THAI
  • K 1 RULES

KARATE (specialità):

  • KATA
  • KUMITE
  • KOBUDO
  • KARATE POINT
  • KARATE SELF DEFENCE
  • IAIDO

ALL STYLES (specialità):

  • FORME TRADIZIONALI (con o senza armi)
  • FORME LIBERE FREE STYLES (con o senza armi)
  • DIFESA PERSONALE
  • DIFESA PERSONALE SCENICA
  • DIFESA PERSONALE DA STRADA
  • COMBATTIMENTO ARMATO
  • COMBATTIMENTO CON NUNCHAKU
  • NIPPON KEMPO
  • SUBMISSION WRESTLING
  • TECNICHE DI ROTTURA

Per maggiori informazioni si può visitare il sito dei mondiali : http://www.wtkainternational.com/




permalink | inviato da karateboy il 21/8/2007 alle 0:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 agosto 2007

La storia del Judo


(La parola judo in kanji)

Il judo trae le sue origini dall'antico
ju jitsu: il suo fondatore Jigoro Kano studiò e approfondì diverse scuole di ju jitsu giungendo ad ottenere il grado di Shihan (maestro) in due di queste, chiamate Tenshin shin'yo (specializzata in Katame waza, ossia lotta corpo a corpo, strangolamenti, leve articolari) e Kito (specializzata in Nage waza, tecniche di atterramento al suolo). Quest'ultima era famosa per praticare lo yoroi gumi uchi (combattimento con l'armatura), una sorta di randori (pratica libera) con tecniche di proiezione, a differenza delle altre scuole che praticavano principalmente i kata (forme preordinate). I suoi studi gli consentirono nel 1882 di fondare una nuova scuola dove insegnare il proprio metodo cui diede il nome di Judo Kodokan.

Il 1853 segna una data storica per il Giappone: il commodoro Perry, della Marina Americana, entra nella baia di Tokyo con una flotta di 4 navi da guerra consegnando allo Shogun un messaggio col quale si chiedevano l'apertura dei porti e trattati commerciali. Lo Shogun, probabilmente intimorito dalla dimostrazione di forza, rimise la decisione nelle mani dell'Imperatore che accettò quanto proposto. Per il Giappone, che fino a quel momento aveva vissuto in completo isolamento dal resto del mondo, inizia l'era moderna. La definitiva caduta dell'ultimo Shogun avvenuta nel 1867 ripristinò definitivamente il potere imperiale che, a segno di una definitiva uscita del Giappone dal periodo feudale, promulgò nel 1876 un editto col quale si proibiva il porto delle spade, decretando la scomparsa della classe sociale dei samurai, che avevano dominato per quasi mille anni.

Vi furono importanti cambiamenti culturali nella vita dei giapponesi dovuti all'assorbimento della mentalità occidentale e naturalmente ciò provocò un rigetto per tutto ciò che apparteneva al passato, compresa la cultura guerriera che tanto aveva condizionato la vita del popolo durante il periodo feudale. Il jujitsu, facente parte di questa cultura, da nobile che era scomparve quasi del tutto. Le antiche arti del combattimento tradizionale vengono ignorate anche a causa della diffusione delle armi da fuoco ed i numerosi dojo allora esistenti furono costretti a chiudere per mancanza di allievi; i pochi rimasti erano frequentati da ex guerrieri dediti a combattere per denaro e spesso coinvolti in crimini. Questo influenzò ulteriormente il giudizio negativo del popolo nei confronti del jujitsu nel quale vedeva un'espressione di violenza e sopraffazione.

È in questo contesto di cose che si inserisce la figura di Jigoro Kano: egli, professore universitario di Inglese ed economia, dotato di notevoli capacità pedagogiche, intuì l'importanza che potevano avere lo sviluppo fisico e la capacità nel combattimento se venivano usate proficuamente per lo sviluppo intellettuale dei giovani.

Per prima cosa eliminò tutte le azioni di attacco armato e non che potevano portare al ferimento a volte anche grave degli allievi: queste tecniche furono ordinate nei kata, in modo che si potesse praticarle senza pericoli. Poi studiò e approfondì il nage waza appreso alla scuola Kito, formando così un sistema di combattimento efficace e gratificante. Ma la vera evoluzione rispetto al ju jitsu si ebbe con la formulazione dei principi fondamentali che regolavano la nuova disciplina: Seiryoku zen'yo (il miglior impiego dell'energia fisica e mentale) e Jita kyo'ei (tutti insieme per progredire). L'uomo migliora sé stesso attraverso la pratica del judo e contribuisce al miglioramento della società, e questo è possibile solo con la partecipazione intelligente di tutti. Lo scopo finale del jujitsu era il raggiungimento della massima abilità nel combattimento; nel judo l'abilità è il mezzo per giungere alla condizione mentale del "miglior impiego dell'energia".

Ciò significa impiegare proficuamente le proprie risorse,il proprio tempo, il lavoro, lo studio, le amicizie, ecc., allo scopo di migliorarsi continuamente nella propria vita e nelle relazioni con gli altri, conformando cioè la propria vita al compimento del principio del "miglior impiego dell'energia". Si stabilì cosi l'alto valore educativo della disciplina del judo, unita alla sua efficacia nel caso venisse impiegato per difendersi dalle aggressioni.
Il judo mira a compiere la sintesi tra le due tipiche espressioni della cultura giapponese antica e cioè Bun-bu, la penna e la spada, la virtù civile e la virtù guerriera: ciò si attua attraverso la pratica delle tre discipline racchiuse nel judo, chiamate rentai (cultura fisica), shobu (arti guerriere), sushin (coltivazione intellettuale).

Il judo conobbe una straordinaria diffusione in Giappone, tanto che non esisteva una sola città che non avesse almeno un dojo, e parallelamente si diffuse nel resto del mondo grazie a coloro che viaggiando per il Giappone (principalmente commercianti e militari) lo appresero reimportandolo nel loro paese d'origine. Non meno importante fu la venuta in Europa intorno al 1915 di importanti maestri giapponesi, allievi diretti di Jigoro Kano, che diedero ulteriore impulso allo sviluppo del judo, tra cui Koizumi in Inghilterra e Kawaishi in Francia.

(Fonte tratta da www.wikipedia.it)




permalink | inviato da karateboy il 12/8/2007 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 agosto 2007

Il codice d'onore dei Samurai



BUSHIDO

Non ho genitori: i miei genitori sono il cielo e la terra.
Non ho poteri divini: il mio potere è la lealtà.
Non ho mezzi: i miei mezzi sono l’obbedienza.
Non ho potere magico: la mia magia è la forza interna.
Non ho né vita né morte: l’eterno sono la mia vita e la mia morte.
Non ho corpo: il mio corpo è la forza.
Non ho occhi: i miei occhi sono la luce del lampo.
Non ho orecchie: le mie orecchie sono la sensibilità.
Non ho membra: le mie membra sono la prontezza.
Non ho progetti: i miei progetti sono l’occasione.
Non ho miracoli: i miei miracoli sono il dharma.
Non ho principi: i miei principi sono l’adattabilità a tutte le cose.
Non ho amici: i miei amici sono la mia mente.
Non ho nemici: i miei nemici sono l’imprudenza.
Non ho corazza: la mia corazza sono la buona volontà e rettitudine.
Non ho castello: il mio castello è la mia mente irremovibile.
Non ho spada: la mia spada è il sonno della mia mente.




permalink | inviato da karateboy il 10/8/2007 alle 0:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


9 agosto 2007

La Katana


(La parola Katana in kanji)

La katana è la 
spada lunga, a lama curva e a taglio singolo usata dai samurai.
L'arma era portata di solito dai membri della classe guerriera insieme al wakizashi, o spada corta. Le due spade insieme erano chiamate daisho, e rappresentavano il potere o classe sociale e l'onore dei samurai.

Secondo il bushido, nei periodi di guerra le spade sono lo strumento mediante il quale il pensiero dei samurai si concretizza in azioni. I professionisti della guerra si impegnano quindi a perfezionarle, decorarle e definirne le norme d'uso affinché la loro bellezza esteriore ne rispecchi la nobiltà dell'impiego.

La spada simboleggia l'anima stessa del samurai e perciò è un oggetto sacro e prezioso.


Katana (quella sopra) e Wakizashi (quella sotto)

Le katane vengono nominate diversamente se hanno periodi di forgiatura diversi:

  • Koto, sciabole antiche fabbricate dal 900 al 1530
  • Shintô, sciabole nuove fabbricate dal 1530 al 1897
  • Shin-shintô, sciabole nuovissime fabbricate dopo il 1867
  • La montatura della katana è costituita da impugnatura (tsuka), la guardia (tsuba) e fodero (saya). L'impugnatura in legno era ricoperta di pelle di razza (same), rivestita con una fettuccia di seta intrecciata (tsukaito). La saya era realizzato in legno di magnolia laccato. La tsuba, posta tra il manico e la lama per evitare le lesioni alle mani da scivolamenti sulla lama, era metallica, finemente intagliata, spesso un'opera d'arte.
    La lama (To), si divide in codolo (Nakago), corpo della lama e punta (Kissaki).




    permalink | inviato da karateboy il 9/8/2007 alle 16:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    8 agosto 2007

    World Ju Jitsu Federation



    La World Ju-Jitsu Federation (W.J.J.F.), la più grande e prestigiosa federazione di Ju-Jitsu al mondo. Nasce nel 1976 a Liverpool (Inghilterra), ad opera del suo fondatore, il Maestro Robert Clark, più precisamente a Fazakerley, dove è presente tuttoggi la sede mondiale.
    Ben presto, questa disciplina si diffonde su tutto il territorio Britannico, fino ad arrivare,ad un numero impressionante di affiliati affascinati da Clark e dallo stile del suo Ju-Jitsu, ma anche e soprattutto dalla sua filosofia, che costituisce l’essenza stessa dell’intera organizzazione, una filosofia basata su tutti quei valori e principi che, ognuno di noi, ricerca durante la fase del proprio cammino, che possiamo semplicemente racchiudere in una sola parola: “vita”.

    Il carisma del Maestro e il suo modo di interpretare il Ju-Jitsu unito alla filosofia, fanno sì che il suo stile varchi i confini della Gran Bretagna e avvicini persone di altre nazioni che gli chiedono di poter attingere alla sua fonte inesauribile di conoscenza marziale, costruita attraverso più di trent’anni di esperienze in tutto il mondo, messe a disposizione di chi veramente crede in lui.
    Ha inizio così una forte escalation di interesse, che vede i Maestri che oggi sono un punto di riferimento nelle varie nazioni, intraprendere molti viaggi di apprendimento e approfondimento, proprio nella sede mondiale della W.J.J.F., dove il Soke Clark trasmette tutte le sue energie solo a dei prescelti, che nel corso degli anni hanno compattato e consolidato il rapporto con il Maestro.

    Oggi la W.J.J.F. è presente in circa cinquanta nazioni in tutto il mondo, con dei referenti nazionali di alta qualità tecnica, proprio come in Italia dove il Direttore Tecnico Nazionale (D.T.N.) M. Stefano Mancini è il punto di riferimento Italiano per il Maestro Clark e per l’intera Federazione Mondiale.

    Il D.T.N. Mancini è a capo della World Ju-Jitsu Federation U.K. Italia, braccio italiano della W.J.J.F., che vanta un elevatissimo grado tecnico riconosciuto a livello Internazionale. Infatti il nostro D.T.N. accompagna il Soke Clark in tutte le manifestazioni o stage di carattere europeo e non, sia come docente e allievo diretto del caposcuola, sia come rappresentante ufficiale della W.J.J.F. anche nei casi in cui il Maestro sia impossibilitato a partecipare.

    Quindi è proprio per merito del nostro Direttore Tecnico Nazionale, che la scuola Italiana è riconosciuta e apprezzata come tra le migliori nel mondo, sia come espressione tecnica di difesa personale, sia come interpretazione perfetta della filosofia del Maestro Robert Clark.

    Attualmente la W.J.J.F. è presente nei vari continenti e nazioni in maniera professionale, sotto un profilo privato ma anche istituzionale specialistico , insegnando ai civili, sia nelle strutture scolastiche che di svago come ad esempio le palestre, ma anche a chi della propria e altrui sicurezza fa il suo mestiere; basti pensare a tutte quelle scuole di polizia e militari che hanno richiesto le nostre prestazioni, come già avviene in diverse nazioni dei vari continenti.

    Una professionalità maturata quindi, in tanti decenni di studi approfonditi del Ju-Jitsu e della difesa personale in genere, ma anche un impegno rivolto, ad una parte profonda di noi stessi, un lavoro duro e incessante, che ci accompagna fedele in un cammino, che è quello di conoscersi sempre meglio, e metterci costantemente alla prova, riuscire a trovare quella chiave di svolta, che possiamo trasmettere agli altri, cosicché questa energia positiva che abbiamo avuto la fortuna di incontrare, possa essere condivisa anche con chi non ha avuto l’opportunità di recepirla in maniera diretta

    (Tratto dal sito www.wjjf.it
    )




    permalink | inviato da karateboy il 8/8/2007 alle 14:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    7 agosto 2007

    Bushido


    (La parola bushido in Kanji)

    Con il termine "bushido" che vuol dire "via del guerriero" (bushi= guerriero do= via), si intende un codice comportamentale che i samurai di dettero per disciplinare la loro casta.
    Questo codice venne messo per inscritto da Tsuramoto Tashiro che raccolse le regole del monaco-samurai Yamamoto Tsunemoto (1659-1719) nel famoso testo Hagakure che significa "all'ombra delle foglie".

    Nel bushido si trovavano elementi confuciani, zenisti, scintoisti. Inazo Nitobe scrivendo il suo bushido nel 1900 ne classifica di due tipi: un bushido confuciano e uno guerriero.
    La formazione del samurai ideale fu il risultato di varie componenti, religiose, filosofiche, sociali, che interagirono determinandone le regole da seguire. Sarà proprio il buddismo zen a rendere lo spirito del samurai forte come la sua spada.
    Il samurai doveva dimostrare impassibilità e autocontrollo in tutte le circostante e per questo si allenava per anni. Grazie allo zen il samurai imparava ad avere padronanza assoluta di se stesso in qualsiasi situazione; lo zen insegnava molte altre cose al samurai, come la magnanimità verso i deboli, i vinti, scrivere poesie o semplicemente ritirarsi a bere del tè (cha).

    Dall' Hagakure:
    "Un soldato dovrebbe seguire internamente la via della carità ed esternamente quella del coraggio; quindi il monaco impari dal soldato il coraggio e il soldato impari dal monaco la carità".

    Il samurai doveva possedere: senso del dovere (Giri), risolutezza (Shiki), generosità (Ansha), fermezza d'animo (Fudo), magnanimità (Doryo) e umanità (Ninyo).
    Il venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che espiava commettendo il seppuku, il suicidio rituale tipico i questi guerrieri.


    (Fonte di alcune info è il sito www.japanforever.net)




    permalink | inviato da karateboy il 7/8/2007 alle 22:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    6 agosto 2007

    Samurai : la storia


    (La parola Samurai in kanji)

    La parola samurai deriva da un verbo saburau, che significa "servire" o "tenersi a lato ed indica" un guerriero del Giappone feudale. Un termine più appropriato sarebbe bushi, che letteralmente sigfica "guerriero".
    Attualmente il termine viene usato per indicare la nobiltà guerriera (non, ad esempio, gli ashigaru o fanti).

    All'inizi del 900 gravi carestie e conflitti bellici rendono il governo centrale del Giappone poco incisivo e non in grado di controllare il territorio, per questo i nobili si costruiscono propri eserciti personali composti da guerrieri provenienti dalle campagne e istruiti al combattimento.
    Le continue lotte interne finiscono per aumentare il potere e l'importanza di questi guerrieri, e contemporaneamente i nobili rendono l'imperatore di fatto escluso dalla direzione dello stato. Dal XII secolo i samurai o bushi costituiscono la casta più importante della piramide sociale.

    I samurai sono al completo servizio del proprio padrone (daimyô) e per lui sono pronti anche a togliersi la vita tramite il famoso rituale chiamato seppuku (impropriamente chiamato harakiri)
    I samurai che non servivano un daimyo, o perché era morto o perché ne avevano perso il favore, erano chiamati rorin.

    I samurai costituivano una classe colta, che oltre alle arti marziali, direttamente connesse con la loro professione, praticava arti zen come il cha no yu o lo shodo
    Questi guerrieri erano dotati di un loro codice d'onore: il bushido, che oltre il comportamento sul campo di battaglia ne regolava la vita spirituale.

    Col tempo, durante l'era Tokugawa, persero gradualmente la loro funzione militare. Verso la fine dell'era Tokugawa, i samurai erano essenzialmente burocrati dello shogun (il signore che aveva sotto di se i daimyo) e la loro spada veniva usata soltanto per scopi cerimoniali.
    Con il rinnovamento Meiji (tardo XIX secolo) la classe dei samurai fu abolita in favore di un esercito nazionale in stile occidentale.

    Ciò nonostante, il bushido è sopravvissuto ed è ancora, nella società giapponese odierna, un nucleo di principi morali e di comportamento fondamentali.

    (Parte del testo ha preso spunto dal sito www.japanforever.net
    )




    permalink | inviato da karateboy il 6/8/2007 alle 14:0 | Versione per la stampa


    6 agosto 2007

    L'armatura dei samurai

    L'armatura a disposizione dei Samurai veniva costruita con materiali leggeri e non particolarmente resistenti. Ciò perchè i samurai erano disposti a sacrificare lo spessore delle loro protezioni in favore di una maggiore capacità di movimento. Questo atteggiamento era dato da un'eccessiva sicurezza ostentata dai guerrieri giapponesi, ma dalla constatazione che nessuna armatura costituiva una barriera impenetrabile per le armi dei nemici. Muoversi agilmente era quindi una cosa molto più importante di avere una illusoria protezione.



    L'armatura assunse, con il passare del tempo, per i samurai, significati che andavano oltre il suo semplice utilizzo pratico.
    Esse erano infatti un segno d'identificazione, d'apparteneza ad un clan. In ogni gruppo i lacci, che univano le varie parti dell'armatura, erano colorati in modo diverso per distinguerlo dagli altri.
    Questa caratterizzazione, oltre che un significato simbolico, aveva anche una notevole utilità pratica, infatti, grazie ai colori dei lacci (in Giapponese Odoshi) i Samurai evitavano di uccidere i loro stessi compagni nella confusione della battaglia. 
    Gli odoshi erano anche un segno distintivo, dato che più era fitta la loro trama in un'armatura più elevato era il grado di nobiltà del samurai. E la stessa cosa valeva per quanto riguarda l'architettura delle armature: un'armatura complessa, ricca di elementi protettivi, apparteneva solitamente ad un condottiero di alto rango, mentre man mano che si scendeva verso i soldati semplici le protezioni diventavano sempre più limitate e le armatura più spoglie e semplici.

    Un'altro simbolo d'appartenenza e di nobiltà delle armature era il Mom, un emblema che distingueva le varie famiglie.Esso era in genere portato sull'elmo e sugli stendardi per essere visto anche a grandi distanze da tutti.

    Inizialmente le armature erano costituite da placche di cuoio cucite sopra la stoffa. In segiuto il cuoio venne placcato con delle lastre in ferro e, infine, il ferro sostituì completamente il cuoio dando origine alle Yoroi, cioè alle armature samurai come oggi le conosciamo.
    La corazza, in lamine di ferro, era sostenuta da una fitta maglia metallica che rendeva i movimenti più semplici e la struttura meno rigida.

    Le maschere che i Samurai portavano avevano lo scopo di proteggere il volto, di costituire una base per l'elmo e di incutere timore nell'avversario. Le foggie erano tantissime e tutte erano destinate a svolgere un lieve gioco psicologico, incutendo timore e paura (potevano avere varie sembienze, da quelle di un animale, ad un demone o un bambino..) 
    C'è da sottolineare che le maschere impedivano ai guerrieri ogni movimento della bocca e delle labbra.

    L'elmo, in ferro, era forgiato in varie forme strane. ed aveva un'apertura nell'alto. In teoria essa  doveva permettere al dio della guerra di entrare in loro e aiutarli in battaglia.



    I samurai portavano sempre con se tre sacche : una per trasportare il cibo; una conteneva solo il riso; la terza serviva per contenere le teste mozzate degli avversari uccisi in guerra.




    permalink | inviato da karateboy il 6/8/2007 alle 13:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


    4 agosto 2007

    Kickboxing: la storia



    La KickBoxing nasce negli USA nei primi delgi anni '70 sotto la scia dei film di Bruce Lee, come ad esempio il famoso "Made in Hong Kong", che sbalordì il pubblico mondiale con l'arte marziale di Bruce Lee, il Kung Fu. La cosa fa la fortuna di un enorme numero di palestre che vennero assalite da aspiranti praticanti alla ricerca dell'imbattibilità e della tradizione Marziale.

    Negli USA, vista la popolarità delle arti da combattimento, decisero di sportivizzare le Arti Marziali, rendendole quindi "Sport da Combattimento". Per fare ciò, però, dovettero necessariamente redigere un regolamento di base per le gare, che desse la possibilità ai vari praticanti, delle differenti discipline, di potersi misurare sulla base di una convenzione sportiva. Ma il vero motivo che ha spinto a sportivizzare le Arti Marziali fu quello di rendere più spettacolare tale disciplina affinché attraesse un maggior numero di pubblico e quindi di sponsor.


    Nel 1974 Mike Anderson coadiuvato dal campione di Taekwondo Jhoon Rhee mise a punto le regole del Full Contact.  Il 14 settembre del 1974, si tiene in California il primo campionato del mondo di full-contact. Partecipano all’evento atleti del calibro di: Joe Lewis, Bill Wallace, Jeff Smith, Howard Jackson e Isaia Duenasel.
    In breve tempo si ebbe un grande successo e furono organizzati campionati mondiali negli USA e in Europa, e anche l'Italia non fu da meno all'espansione di tale tecnica da combattimento.




    permalink | inviato da karateboy il 4/8/2007 alle 16:50 | Versione per la stampa
    sfoglia     agosto       
     
     




    blog letto 5319 volte
    Feed RSS di questo blog Reader
    Feed ATOM di questo blog Atom

    COSE VARIE

    Indice ultime cose
    Il mio profilo

    RUBRICHE

    Karate
    Ju jitsu
    Kickboxing
    Diario
    Samurai
    Judo
    Eventi

    VAI A VEDERE


    CERCA